Progetto Pernice rossa

La crisi delle popolazioni di fagiano nei nostri territori avvenuta negli ultimi anni, ha indotto gli Enti a considerare la reintroduzione di altre specie comunemente allevate e che avrebbero potuto trovare situazioni ambientali favorevoli. Negli ultimi anni la pernice rossa è stata reintrodotta nel nostro territorio con risultati in alcuni casi soddisfacenti. In seguito a queste immissioni si sono andati a costituire piccoli nuclei localizzati in grado anche di riprodursi autonomamente (ZRV Il Castellare).

Questa situazione ha portato alla realizzazione di un progetto sperimentale per la valutazione di alcuni parametri di sopravvivenza e comportamento delle pernici rosse ormai selvatiche evidenziando eventuali differenze con i soggetti di allevamento immessi, mediante l’uso del radiotracking.

Il progetto è stato promosso dall’Ambito Territoriale di Caccia Pisa 14 in collaborazione con l’Ambito Territoriale di Caccia Pisa 15 e l’Amministrazione Provinciale di Pisa e ha avuto una durata di 2 anni.

Riassunto del progetto

Gennaio-Febbraio 2011: sono iniziate le catture delle pernici rosse già presenti nelle ZRV Il Castellare e ZRV Calci. Tutti gli individui catturati sono stati radio marcati e sono stati effettuati i rilievi morfologici. Il basso numero di individui catturati ci ha indotto a cambiare quanto previsto, ovvero di marcare solo gli individui femmina. I soggetti che di seguito verranno sempre identificati come “di cattura” sono sia maschi che femmine. Ciascuno di questi è stato monitorato dall’immissione fino al termine del segnale e quindi fino alla morte o scomparsa.

Febbraio 2011: sono stati contattati i proprietari o conduttori di terreni presenti all’interno delle aree di studio con lo scopo di realizzare interventi di miglioramento ambientale.

Giugno e luglio 2011: sono stati effettuati i rilievi ambientali dell’uso del suolo in tutte le zone oggetto di studio.

Luglio 2011: all’interno delle ZRC Volterra, ZRC Vicarello – Villamagna e ZRV Guardistallo sono state immesse le pernici rosse di allevamento. Queste pernici sono state acquistate presso un allevamento selezionato dall’ATC, hanno un’età compresa tra 90 e 100 giorni e sono tutte femmine. L’immissione è stata preceduta da una fase di preambientamento in strutture chiuse. Sono stati immessi 10 individui per ogni zona, dotati di radiocollare e successivamente monitorati.

Gennaio-Febbraio 2012: le catture previste sono state posticipate a causa delle pessime condizioni climatiche (abbondanti nevicate hanno interessato in generale tutta la Toscana).

Marzo-Aprile 2012: le catture previste e posticipate non hanno avuto gli esiti sperati di conseguenza i radiocollari recuperati dalle pernici morte nel periodo precedente, opportunamente rigenerati e dotati di nuova batteria, non sono stati utilizzati.

Visti i risultati negativi delle catture si è deciso di proporre una modifica al progetto iniziale ed i radiocollari rigenerati sono stati posizionati su pernici di allevamento immesse nella ZRC di Volterra, ZRV Calci e ZRV Il Castellare con lo scopo di monitorarle e poter confrontare i dati con quelli provenienti dai due gruppi precedenti.

Luglio 2012: Analogamente a quanto effettuato nel 2011 sono state immesse pernici di allevamento, ma solo in tre delle 5 zone del progetto. Le pernici provenivano dallo stesso allevamento scelto l’anno precedente e avevano la stessa età. Le pernici rosse sono state immesse con le stesse modalità dell’anno precedente e cioè previo adattamento in piccola voliera nella ZRV Il Castellare e nella ZRC Volterra, ma non nella ZRV di Calci.

  • Progetto Pernice
    Gabbia di cattura

Analisi della sopravvivenza

Si riportano di seguito i grafici relativi alla sopravvivenza degli animali catturati ed immessi nel 2011. I grafici si riferiscono all’intero periodo di osservazione a partire dalla immissione fino al 15 Novembre del 2012 data scelta per la fine delle osservazioni.

Il confronto tra il gruppo Cattura 2011 e Allevamento 2011 è significativo (Log-rank test, 1 grado di libertà, χ2 = 28,24 P < 0,01).

Il confronto tra il gruppo Allevamento 2011 e Allevamento 2012 è significativo (Log-rank test, 1 grado di libertà, χ2 = 14,59 P < 0,01).

Analisi delle cause di mortalità

L’attribuzione delle cause di morte è stata fatta in base all’analisi dei resti e da osservazioni dell’ambiente durante l’attività di radiotracking. Di seguito alcune fotografie dalle quali emergono chiari esempi di predazione dovuta ad un rapace e ad un gatto domestico.

segni di beccate di rapace alla base delle penne

carcasse predate da gatto

cause di morte per gli animali del gruppo cattura e allevamento 2011

Conclusioni

Il particolare calo che ha interessato, negli ultimi anni, le popolazioni di fagiano nei nostri territori, ha spinto molte Amministrazioni Pubbliche ed ATC a sperimentare nuove strategie di conservazione della suddetta specie, ma anche a cercare di migliorare le tecniche di immissione e gestione di altri galliformi. Appurato che la starna, dopo molti tentativi di reintroduzione abbia notevoli difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la riproduzione, la pernice rossa è al momento il galliforme su cui, visti i risultati positivi di alcune esperienze, si stanno concentrando le attenzioni a livello regionale toscano. Molti ATC e Province stanno investendo uomini e mezzi, nello studio del comportamento in natura di questa specie.

Studi come il nostro analizzano i fattori limitanti, la resistenza in natura di questi animali e devono poter creare supporto alle decisioni delle amministrazioni pubbliche. La domanda che ci siamo posti, dunque, quando abbiamo progettato questo monitoraggio, era molto semplice: che differenza esiste tra animali di allevamento ed animali ormai adattati da anni alla vita selvatica e, di conseguenza, che valutazioni possiamo trarre da questo confronto per individuare gli interventi di gestione più efficaci in modo da ottenere delle immissioni che abbiano maggiori probabilità di successo.

Sono stati presi in esame i dati di sopravvivenza del primo anno per gli animali di cattura e per quelli di allevamento confrontandoli tra di loro. Abbiamo quindi analizzato le principali cause di morte di questi soggetti ed il successo riproduttivo del nucleo di cattura. A corollario del tutto è stato preso in esame l’uso dell’habitat dei soggetti radio marcati. Per il secondo anno abbiamo analizzato il comportamento delle pernici rosse provenienti da allevamento, immesse all’interno delle ZRV dove era presente una popolazione residente (ZRV Calci e ZRV Castellare).

Dall’analisi di questi dati abbiamo dedotto alcune conclusioni soprattutto a carattere gestionale.

Dal punto di vista morfologico emerge che i vari gruppi analizzati presentavano differenze a volte significative tra di loro:

  • negli animali di cattura si rilevano le piccole ma rilevabili differenze morfologiche tra i due sessi (maschi hanno in media un maggior peso e un diametro del tarso più grande rispetto alle femmine), a conferma di dati bibliografici;
  • visti i risultati dell’analisi precedente sono stati effettuati i confronti tra le femmine del gruppo di cattura e di allevamento 2011 evidenziano alcune differenze (i due gruppi risultano avere delle varianze diverse per diametro del tarso, per la lunghezza dell’ala, per la lunghezza della coda e per l’indice del carico alare) che lasciano supporre ad una diversità tra le due popolazioni.

Ci siamo dunque chiesti se tali differenze morfologiche, sottolineate dai test statistici, potevano avere influenzato la sopravvivenza. Dal confronto morfologico tra le pernici sopravvissute e le morte alla fine del progetto, all’interno dei gruppi di cattura e di allevamento 2011, non emergono però significative differenze.

Successivamente sono stati analizzati i dati morfologici delle pernici rosse immesse nel 2012. Rispetto a queste, gli esemplari del 2011 appaiono più leggere, con ala, tarso più fine e più lungo. A causa però dell’elevata e rapida mortalità delle pernici del 2012 non è stato possibile effettuare un confronto per stabilire se tali differenze morfologiche potessero esser state determinanti in termini di sopravvivenza. È chiaro che, al di là dei test statistici applicabili, l’alta mortalità rimane un dato di fatto. Tale indicazione, quindi, risulta senza dubbio utile se finalizzata alla valutazione del successo derivato dalle immissioni nelle zone gestite e alla valutazione stessa della “qualità” degli animali di allevamento immessi.

Per quanto riguarda i dati di sopravvivenza possiamo notare come le curve che descrivono tale dato relativo ai tre gruppi di animali siano tra loro molto diverse. Gli animali di allevamento in generale muoiono più velocemente di quelli di cattura ed in particolare più del 20% di quelle di allevamento immesse nel 2012 siano morte entro i primi 7 giorni e scomparse completamente entro la 15° settimana.

Uno dei fattori limitanti l’espansione della pernice rossa è la presenza di numerosi fenomeni di predazione. Tra le varie cause di mortalità abbiamo:

  • 41,5% mortalità da predatori terrestri (33,7% animali selvatici e 7,8% animali domestici
  • 7,8% predazione dovuta a rapaci

Potrebbe essere opportuno quindi intensificare i piani di abbattimento di specie antagoniste il cui controllo è già consentito come la volpe. Spesso nelle aree a divieto di caccia infatti i piani previsti non vengono rispettati o quantomeno vengono realizzati con modalità e tempi non adeguati.

Infine l’attività venatoria che, secondo quanto rilevato dall’attività di radiotracking, sembra essere una delle cause di mortalità che incide con una percentuale limitata (5,2%). Soggetti immessi da poco tempo (pernici rosse di allevamento) finiscono facilmente abbattute, subito nei primi giorni successivi all’apertura di caccia. In popolazioni ben radicate sul territorio, la possibilità di incontro con il selvatico, durante l’attività venatoria, si protrae per più tempo.

L’analisi delle preferenze ambientali ha evidenziato conclusioni diverse in quanto gli ambienti presenti nelle varie zone sono di fatto molto variabili tra loro. Comune denominatore rimane comunque il fatto che gli animali di cattura e quelli di allevamento prediligono ambienti aperti misti a cespugliati. Oliveti e cava sono gli ambienti migliori per questa specie che comunque non disdegna affatto i seminativi laddove presenti.

Per quanto riguarda i miglioramenti ambientali, si è riscontrato un comportamento diverso nelle varie aree di studio. In particolare nella ZRV Calci, e nella ZRC Villamagna, si è riscontrata una maggior frequentazione delle aree con interventi di coltura a perdere primaverile, mentre nella ZRV Guardistallo vi è stata una netta preferenza per i miglioramenti costituiti da posticipazioni colturali. Sembrerebbe esserci un rapporto diretto tra la dislocazione degli interventi dei miglioramento ambientale ed il loro sfruttamento da parte delle pernici. Colture realizzate nelle vicinanze dei punti di immissione vengono frequentate in modo assiduo dagli animali immessi. Sarà quindi opportuno, nelle esperienze future programmare una adeguata rete di interventi nelle immediate vicinanze delle strutture di immissione, oppure in alternativa scegliere i punti di lancio sulla base dell’effettivo uso del suolo.

L’analisi dell’estensione degli home range è stata condizionata in alcuni casi dalla limitata quantità di dati disponibili, sebbene il progetto abbia avuto una durata di due anni, per poter trarre conclusioni certe avremmo dovuto avere un numero di rilievi più consistente.

È possibile comunque trarre alcune indicazioni gestionali che derivano dall’analisi del comportamento delle popolazioni in esame. La dimensione media degli home range varia nei tre periodi, pre-riproduttivo, riproduttivo e post- riproduttivo con una progressiva diminuzione. Tale diminuzione è dovuta verosimilmente al diverso comportamento degli animali di cattura che pur conoscendo l’ambiente in cui vivono mostrano un maggior grado di dispersione nel periodo pre-riproduttivo per concentrare successivamente l’home range in superfici più contenute.

Gli ampi spostamenti che si verificano , negli animali di cattura , nel periodo pre-riproduttivo confermano, come rilevato anche da altri autori, la necessità di interventi gestionali (contenimento dei predatori, miglioramenti) non solo in un’area limitata ai meri confini dell’area protetta ma anche a più largo raggio.

Un ambiente ideale a maggior ragione deve essere garantito per gli animali di allevamento in quanto abbiamo rilevato per essi una forte tendenza ad espandersi soprattutto negli ambienti molto aperti come nella ZRC Volterra.

L’altro fattore che sembrerebbe influenzare la mortalità potrebbe essere la dispersione. Le pernici che sono morte o sono disperse avevano un home range maggiore rispetto a quelle rimaste in vita. Metodi di immissione che consentano un maggior ambientamento degli animali immessi potrebbero ridurre la dispersione e quindi le possibilità di essere predati o cacciati con percentuali tali da non garantire l’instaurarsi di nuclei di popolazione stabili.

Una delle possibili soluzioni al momento potrebbe essere un’immissione di animali con età molto giovane (50 giorni) all’interno di voliere a cielo aperto. Questo permetterebbe un adattamento migliore dei soggetti consentendo, una dieta più naturale unita ad una maggiore fortificazione delle strutture ossee e muscolari. Ovviamente una maggiore cura delle tecniche di allevamento consentirebbe almeno di evitare immissioni di animali in sovrappeso. A questo scopo già da anni i nostri protocolli di allevamento per il fagiano prevedono la somministrazione di granaglie già da pochi giorni di età in modo da evitare un eccessivo “ingrassamento” dell’animale e un maggiore sviluppo del sistema digerente. L’allevamento poi in voliere ben più alte di quelle normalmente utilizzate per questa specie (minimo 5 metri) potrebbe migliorare sensibilmente le capacità di volo.

Per quanto concerne la riproduzione, si può affermare che gli animali che hanno covato appartengono tutti al gruppo di cattura poiché gli individui di entrambi i gruppi di allevamento non sono sopravvissuti abbastanza per superare le criticità iniziali. Per gli animali di immissione non è stato possibile verificarne la riproduzione poiché hanno risentito fortemente di una dura selezione ambientale data da un complesso di fattori tra cui anche la particolare situazione climatica verificatasi nel 2012. Le annate problematiche, come il 2012, hanno effetti negativi anche sulla riproduzione dei soggetti di cattura; la mancanza di acqua ha spinto probabilmente tutti i soggetti monitorati a grandi spostamenti e non a caso l’home range, dei soggetti che hanno nidificato è più grande rispetto a chi non ha covato.

Un perfezionamento quindi dei metodi di allevamento e di immissione potrebbe portare ad un miglioramento della sopravvivenza in natura e probabilmente della riproduzione.

Poster Prima Conferenza sulle Popolazioni Mediterranee del genere Alectoris

Pubblicazione Avocetta

Iniziativa realizzata con il contributo della Regione Toscana

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